Loading...

Peperoncino Day 2015, piccolo resoconto della mia vita piccante

Habanero-Yellow_Foto-Lorenzo-Mazza-1024x519

La mia prima volta con un Capsicum Chinense

Mi sembra passata una vita da quando piantai per la prima volta in terra un seme di Habanero. Da sempre mio padre coltivava sul terrazzo gli ‘zenzerini’, una varietà tipo cayenna diffusa negli orti in Toscana. A Bologna però, nel 2.000, avevo sentito per la prima volta il profumo dei Chinense. Un amico era venuto a cena da me con una scatolina di peperoncini dalla forma strana e parecchio grossi. Li aveva comprati al minimarket del pakistano sotto casa. Il caso volle che quella sera stessi preparando i muscoli ripieni, ovvero le cozze ripiene di mollica di pane, mortadella, uova e prezzemolo, cotte in una salsa di pomodoro bella tirata. “Proviamo a mettercene uno nell’impasto del ripieno?”. Fu questa la ‘scandalosa’ proposta che feci al mio amico e quella cena rimase negli annali della cucina studentesca, semplice, povera, ma piena di sapori. L’incontro con quei Chinense usciti fuori all’improvviso dal frigo del pakistano fu fatale. Amore a prima vista e voglia di conoscersi, sempre più.

Dove trovare i semi?

Dovevo coltivarli, ma non avevo conservato i semi, ed a vent’anni neanche sapevo che si potessero far germinare direttamente quelli. Per caso, leggendo un articolo sul giornale, mi saltò all’orecchio uno strano nome, ‘Accademia del Peperoncino‘, annesso l’indirizzo di un sito web. Approdai sulla pagina e mi aprii subito in un gran sorriso dentro e fuori. Avevo scoperto che non ero solo, al mondo, e soprattutto in Italia, c’erano decine, centinaia di amanti del peperoncino. Finalmente avevo trovato i semi, ordinai sul sito dell’Accademia due bustine di semi di habanero rosso, di due varietà diverse fatte arrivare dalle Americhe. La primavera successiva le piantai seguendo quei pochissimi consigli che avevo appreso in rete e mi inebriai di quei profumi, di quei gusti nuovi, centellinando i preziosi frutti.

Persone piccanti

Al tempo non c’erano ancora forum di scambio semi, né bacheche virtuali dove condividere consigli di coltivazione, al limite i primi blog personali di coltivatori diretti. C’era solo il grande stupore che prendeva alla gola ed al naso la gente a cui facevo assaggiare i miei preziosi pepper. Quella ‘molecola selvaggia’ ben presto sarebbe divenuta familiare per me e per tutti i miei commensali. Vidi per la prima volta Massimo Biagi ed Enzo Monaco dell’Accademia ad un incontro al Gran Hotel Principe di Viareggio e subito scoprii nei loro occhi la grande passione che gli animava, prima ed oltre qualsiasi aspetto economico. Fu quelle anche l’occasione per conoscere altri “invasati” come me che abitavano nei dintorni.

Negli anni successivi poi arrivarono i forum. Prima “Peperonciniamoci” (un grazie speciale a Riccardo Montatore), una fonte inesauribile di scoperte, una comunità attiva e molto allegra. Più avanti “Pepperfriends” (un grazie speciale a Claudio Dal Zovo), dove si alzava ancor più il livello qualitativo dei consigli, della sperimentazione sui metodi di coltura ed ibridazione. Nelle comunità virtuali si organizzavano anche incontri reali, troppa era la voglia di condividere dal vivo le proprie scoperte, le proprie folgorazioni. Nel frattempo i forum diventavano internazionali, la comunità dei coltivatori si allargava sempre di più, perdendo un po’ della frizzantezza e della solidarietà iniziale, ma guadagnando sempre più a livello di conoscenza di biodiversità. Con pochi click e una conoscenza di base del portoghese si poteva fare conoscenza con la signora Neyde Hidalgo, la fortuita inventrice del primo peperoncino che rimane nero a completa maturazione (Pimenta da Neyde). La mia collezione si era allargata a dismisura e facevo fatica ogni anno a mantenere le oltre 200 varietà selezionate in base al gusto personale all’adattabilità climatica.

Fortuna che incontravo spesso, tra fiere ed eventi, il mitico Massimo Biagi. Un pozzo di conoscenza in ambito orticolo, un maestro nella coltivazione di peperoncini. A volte lo andavo a trovare in serra, dove insieme a Marco Carmazzi ‘sacrificava’ ore del suo tempo per raccontarmi un aneddoto sulla provenienza di una speciale varietà, la curiosità di chi gli aveva portato i semi e tramandato la conoscenza sui metodi di coltivazione. Lì, da loro ho imparato a rispettare la terra, cosa era la torba e cosa davvero voleva dire la parola substrato. Massimo, Marco, Enzo Monaco e molti altri che qui mi dimentico… è grazie a loro che è stata ‘sdoganata’ la cultura del peperoncino anche in Italia. Quando loro hanno cominciato in giro si diceva ancora che “il peperoncino fa male”, senza conoscerne a fondo le caratteristiche, le cultivar, le proprietà terapeutiche e nutrizionali.
20150721173900
Con questa premessa, non potevo che invitarvi ad andare, sabato 22 e domenica 23 agosto, a Villa Borbone di Viareggio per il 4° Peperoncino Day. Qui vedrete cosa significa biodiversità e qual è lo straordinario legame di addomesticamento che lega da millenni il peperoncino all’uomo. Un evento gratuito dove poter assaggiare i prodotti della filiera di Mr Pic, le Ecopiante dei peperoncini dell’Azienda Agricola Carmazzi che incontrano i produttori di olio, birra, pasta e molto altro, per dar vita ad un connubio speciale di prodotti certificati, acquistabili ad un prezzo accessibile. Poi incontri, seminari, le proposte di design ecocompatibile per l’orto, i giochi per i bambini, i fiori eduli, la gara dei mangiatori (si parte dal Poblano o Piquillo, Jalapeno, Aji, per arrivare Habanero Red Savina, Naga Morich, Bhut Jolokia Chocolate, Moruga Rosso, Trinidad Scorpion B.T.) e molti eventi collaterali fra coltura e cultura.

Ti potrebbero interessare anche questi articoli

No Comments

Leave a Reply