Soul Food Junkies: guarda il documentario di Byron Hurt in versione completa


Soul Food, roba come alette di pollo fritte o sformato di patate ultracalorico, roba da ingrossare il fegato. Cibo dell’anima per la comunità afroamericana, che lo associa alla sua storia. Cibo spazzatura che il regista Byron Hurt racconta nel suo ultimo documentario, uscito due settimane fa in America.

Soul Food Junkies è un viaggio raccontato da consumatori, storici alimentari, cuochi, medici, ed attivisti per il benessere alimentare. Un documentario che denuncia l’impatto del cibo spazzatura sulle fasce della popolazione americana più esposte. Si tratta della comunità nera, la cui identità culturale è legata ad un’alimentazione ad alto contenuto calorico, con grassi e sapori molto ricchi.

Per girare il film Byron Hurt ha scavato nella storia della sua famiglia, tra fotografie, disegni, filmati storici, mappe, ed un padre morto a 42 anni di diabete per le cause di una cattiva alimentazione. A casa Hurt la cucina era a base di pollo fritto, braciole di maiale, maccheroni e formaggio, patate e sugo di carne, costolette alla brace, torta di patate dolci, cavolo, stinco di maiale e piselli dagli occhi neri. In questo menù è scritta la storia degli schiavi americani e poi dei loro figli liberati, una dieta ricca di grassi per bruciare almeno 3.000 calorie al giorno nei lavori nei campi.

Oggi quelle condizioni di lavoro non esistono più, ma la dieta della popolazone nera di fascia bassa rimane priva di frutta e verdura, perdipiù composta da cibi altamente trasformati. Ecco perché un uomo adulto di colore in America ha il doppio delle possibilità di morire di arresto cardiovascolare prima di 75 anni rispetto ad altri gruppi della popolazione a stelle e striscie. Ed ecco perchè Byron Hurt ha deciso di raccontarlo nel film che potete vedere qui sopra in versione completa.

Grangourmet

Grangourmet

Gran gourmet, filoforo, intellettuale prospettivista, poeta – esploratore, sviluppa il verbo olistico della strada in alternanti prospettive artistiche. Si muove con agilità tra le Bocche di Cattaro e l'Algarve, con le scarpe piene di fango, in attesa di buone piogge e nuovi raccolti.

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